Mobilità Sommario numero 59 - 2008


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Cinema e letteratura

Oltre il buio

di Antonio Tripodi*

Helen Keller, americana, fu scrittrice di talento ed attivissima donna di cultura, pur essendo sordo-cieca. La sua vicenda ha ispirato film, commedie e persino fumetti.

Helen Keller
Helen Keller nel suo studio

La storia di Helen Keller ha colpito l’immaginazione dell’opinione pubblica per quasi un secolo e la sua vicenda è stato lo spunto per commedie, film e persino per un manga e per il successivo cartoon.

Helen Adams Keller nacque nel 1880 a Tuscumbia, una cittadina dello Stato americano dell’Alabama. A seguito di una misteriosa malattia, che la colpì all’età di diciannove mesi, Helen Keller rimase completamente cieca e sorda. La bambina si trovò prigioniera nel proprio corpo, in uno sconvolgente stato di solitudine, senza la possibilità di comunicare con gli altri. Per cinque lunghi anni visse come un animaletto selvaggio, incapace di capire e di farsi capire dagli altri.

Le parole ed il mondo

I genitori di Helen, disperati, chiesero consulenza ad Alexander Graham Bell, il quale, oltre che essere un inventore (lo si ricorderà per la disputa con l’italiano Antonio Meucci sull’invenzione del telefono), si occupava anche di sordità e di problemi del linguaggio. Bell aveva ideato un guanto tattile su cui vi erano impresse, in rilievo, le lettere dell’alfabeto. Tramite questo guanto anche un sordo-cieco poteva sentire, al tatto, le lettere e iniziare un approccio di comunicazione.

Ma il recupero della bambina fu dovuto allo sforzo di Annie Sullivan, una educatrice ipovedente che si trasferì giovanissima dall’istituto per ciechi di Boston, dove aveva prima studiato e poi era divenuta insegnante, in Alabama, nella casa della famiglia Keller. I progressi furono rapidissimi. Dopo quattro mesi Helen poteva comunicare utilizzando blocchi di lettere in rilievo. Nel giro di un anno aveva iniziato ad approcciarsi all’alfabeto braille per leggere e per scrivere. Intanto la conoscenza del mondo che la circondava si ampliava e la portava a sempre nuove esperienze. Ci vollero circa due anni perché Helen riuscisse a far corrispondere il mondo delle parole al mondo reale. Ma i risultati furono sempre più strabilianti.

La scrittrice

Keller, Sullivan, Bell
Helen Keller e Annie Sullivan
con Alexander Graham Bell

Prestissimo, all’età di dieci anni, Helen iniziò a scrivere e rivelò il talento di una vera scrittrice. Annie Sullivan la seguì sempre nel suo percorso, per cui è difficile capire quanto, nelle opere di Helen Keller, sia stato ispirato o suggerito dalla sua educatrice. Nel 1900 Helen (prima sordo-cieca al mondo a seguire corsi di livello universitario) fu ammessa al Radcliffe College, dove si laureò quattro anni dopo.

Nel 1903 scrisse The story of my life (La storia della mia vita). Dopo la laurea, grazie ai diritti d’autore del suo libro, Helen Keller poté andare a vivere insieme alla sua educatrice e oramai amica inseparabile, Annie Sullivan, in una casetta in campagna. Negli anni che seguirono Helen Keller fu suffragetta, si iscrisse al Socialist Party, raccolse fondi per le associazioni di ciechi, fu insignita di una medaglia presidenziale e continuò a scrivere libri (ricordiamo The world I live in e Teacher, dedicato alla sua insegnante amica, Annie Sullivan). Morì nel 1968.

Nei suoi libri Helen Keller riporta la sua particolare esperienza sensoriale, introspeziona il proprio animo e propone riflessioni filosofiche. La prosa della Keller stupisce non solo per la straordinaria proprietà del linguaggio ma anche per il disinvolto uso delle metafore, che ci sembra straordinario siano nate dalla mente di una persona che non ebbe mai la possibilità di accostarsi al mondo con il senso della vista.

Helen in effetti divenne molto in fretta una gran divoratrice di libri e soprattutto di libri di poesia in cui trovò le espressioni che poi utilizzò efficacemente nella propria prosa. Ma, aldilà dell’eleganza dello stile, la Keller esprime una filosofia che attacca il fatalismo in ogni sua manifestazione e sfocia in un potente vitalismo e ottimismo sulla capacità umane di scavalcare ogni ostacolo.

Fra le centinaia di pagine che Helen scrisse troviamo importanti e moderne riflessioni sulla condizione del disabile. Come quando afferma che le disabilità sensoriali devono essere superate e i sordo-ciechi possono arrivare alla piena conoscenza come tutti gli altri esseri umani.

Il film

la copertina di The world I live in
The world I live in,
il secondo libro di
Helen Keller

Nel 1959 William Gibson, ispirandosi alla vicenda umana di Helen Keller, scrisse la commedia The miracle worker. L’opera ebbe un buon successo. Fu diretta per la prima volta a Broadway da Arthur Penn e viene messa in scena, nella varie edizioni nazionali, ancora oggi nei teatri di tutto il mondo.

Nel 1962 la commedia divenne un film, Anna dei miracoli (The miracle worker, USA 1962, di Arthur Penn, con Anne Bancroft, Patty Duke, Victor Jory, Inga Swenson, Andrew Prine, Kathleen Comegys), che occupa un posto importante nella storia del cinema.

Il film è estremamente piacevole ed è l’espressione del meglio della cinematografia statunitense di quegli anni. I toni, che sono da commedia, si alternano, con efficaci incastri, ai momenti più altamente drammatici. L’epica del racconto è rappresentata dalla lotta, fatta di amore e di incomprensioni, fra Helen e la sua educatrice, una lotta che le porterà ad abbattere le barriere fisiche dell’incomunicabilità. Rimarrà celebre la scena finale in cui Helen, per la prima volta, bagnandosi le mani, pronuncerà la parola “acqua”. Finalmente riesce a collegare la parola astratta a un elemento reale: da qui inizierà il suo contatto con la realtà e il suo processo di reinserimento nel consorzio civile. Le attrici che interpretarono Annie Sullivan (Anne Bancroft) e la piccola Helen (Patty Duke) meritarono entrambe l’Oscar.

Fumetti e cartoon

Anche se non direttamente, le vicende di Helen Keller sono state fonte di ispirazione per l’autrice di manga Suzue Miuchi che, nella sua più celebre serie, Garasu no Kamen (La maschera di vetro, da noi conosciuta come Il grande sogno di Maya, dal titolo del cartoon che in Italia precedette il fumetto) ha inserito anche The miracle worker fra le opere teatrali che la protagonista del fumetto, Maya Kitajima, aspira a interpretare nel ruolo del personaggio di Helen Keller.

 

* Referente per la disabilità, Università Ca’ Foscari di Venezia